giovedì 1 giugno 2017

Breastfeeding Twins


Quella che voglio raccontare oggi è una storia, una storia che parla di amore e latte...
Una storia che parte dal lontano, da quando ancora non sapevo che sarei diventata mamma.



Ho sognato così tante volte di diventare mamma che alla fine pensavo sarebbe rimasto tutto solo un sogno, non mi sono mai chiesta che mamma sarei stata, non osavo più nemmeno immaginarlo, è per questo che quando sono nate le mie figlie mai mi sarei aspettata nemmeno di allattarle.... loro erano due... io ero una come avrei potuto farlo?

Ma a volte la realtà super di gran lunga il sogno e quello che ho capito diventando mamma è che alcune cose capitano e non lo sai nemmeno tu il perché ma se ti guardi indietro e rivedi tutto quello che hai vissuto non puoi non pensare che sia stato davvero grandioso.

Le mie figlie sono nate il 3 dicembre 2014, sono nate premature alla 30 esima settimana di gestazione, pesavano poco più di un pacco di farina, non le ho viste nascere, le ho potute toccare solo attraverso un vetro dopo più di 24 ore, le ho prese in braccio solo dopo più di una settimana.

Non ho mai pensato che sarei davvero stata in grado di allattare le mie figlie e men che meno di riuscire a farlo attraverso una macchina, il tiralatte.
Ricordo perfettamente che dopo la prima settimana le bambine hanno cominciato a mangiare il mio latte attraverso il sondino naso-gastrico, la quantità la ricordo perfettamente 4 g ogni 3 ore....subito diventati 8 g e giorno per giorno quella quantità cresceva piano piano sempre di più.
Il tiralatte da subito è diventato il mio più grande amico, il mio alleato, non l'ho mai odiato anzi lo ringraziavo ogni tre ore puntuale come un orologio giorno e notte lui era li ad aspettarmi, lui non mancava mai agli appuntamento e io nemmeno, lo portavo sempre con me nello zaino, in ospedale, a pranzo dai miei, ovunque io andassi lui era sempre con me, siamo stati talmente in simbiosi che i primi tempi con le bimbe a casa forse ero più felice di avere lui accanto che le bambine per il semplice motivo che le bambine non sapevo ancora come gestirle mentre lui era indispensabile per alleviare la "pressione" (le mamme che allattano sanno di cosa parlo).

Ho avuto i miei momenti no, e non sono stati pochi, ingorghi, dolore, ansia da prestazione.... dovevo produrre per due e dovevo farcela, questo  mi ero messa in testa e questo ho fatto.
Mi sono sempre sentita come se stessi viaggiando su un treno ad alta velocità, se anche solo pensavo di potermi fermare dovevo farlo scendendo dal treno in corsa e mi sarei dunque fatta male, tanto valeva rischiare di correre e al massimo deragliare...ma quello non è successo ....
Sono andata avanti e sono arrivata fino ad oggi passando per tutte le fasi che chi allatta conosce, dentizione, giochi non proprio simpatici che ai bimbi piace fare mentre ciucciano, ecc insomma allattare un neonato è una cosa farlo dopo l'anno di vita implica tutta una serie di dinamiche diverse che io ho imparato a conoscere e se considerate che il mio era un allattamento doppio potete anche solo immaginare come certe cose possano essere state amplificate al quadrato.

Per me dare il mio latte alle mie bimbe sopratutto quando erano ancora in ospedale è stato come dare loro un pezzo di me, donargli la forza, renderle invincibili.... io mi sentivo bene perché avevo questa irreale convinzione di poter fare la differenza, la verità lo sappiamo bene però è un altra, non è tanto il tipo di latte a fare la differenza tra la vita e la morte per chi come me è credente sa bene che siamo nelle mani di Dio sempre, ma ognuno in questa vita vuole sentirsi padrone del proprio destino e io volevo disperatamente essere d'aiuto alle mie figlie.
Una volta arrivate a casa le bambine erano comunque ancora molto piccole pesavano appena 2 kg, a 4 mesi di vita non avevano ancora raggiunto il peso di un neonato a termine. 
Verso la fine del 4 mese però avevano raggiunto una certa forza e allora gradualmente è cominciato il mio percorso di allattamento (prima e durante ho sempre e comunque usato il tiralatte ogni 3 ore esatte).

Poi ad un certo punto siamo arrivate ad un bivio, eravamo vicine ai 5 mesi e poi ci sarebbe stato l'inizio lento e graduale dello svezzamento, tutti mi dicevano "hai già fatto tanto, adesso puoi anche mollare non serve che le allatti, non serve che inizi questa strada, diamogli il biberon e basta, e poi sono due non puoi farcela".
Ma io avevo dato loro il mio latte fino ad allora significava che il mio corpo era stato in grado di farlo, io ero stata in grado di farlo, perché smettere proprio ora che avrei potuto finalmente riappropriarmi di quel famoso contatto fisico speciale di cui avevo solo sentito parlare.
Il mio corpo me lo diceva chiaramente che il latte c'era, fermarsi avrebbe anche questa volta voluto dire scendere da  un treno in corsa, scelsi di rimanere.

Non è stata una scelta, è semplicemente stato un proseguimento di quello che avevo iniziato, non dico di averci creduto da subito, mi ripetevo infatti spesso e volentieri "se va bene altrimenti hai già fatto tanto" e me lo sono ripetuta talmente tante volte che ero così tranquilla che mi sono permessa di buttarmi e provare.

A 5 mesi le mie figlie hanno iniziato il loro vero allattamento al seno, quello che nella maggior parte dei bimbi è l'inizio dello svezzamento per loro e per me è invece stato un lento e progressivo avvicinamento.
Le mie bimbe dopo 5 mesi di biberon (con il mio latte) mi hanno fatto un enorme regalo la capacità di suzione al seno, Lucrezia fin da subito bravissima, Rachele un pò meno ma lei è sempre stata una grande mangiona e quindi più vorace, l'idea del seno le piaceva si vedeva, forse un po' meno l'idea di dover faticare per far scendere il latte, ma si è abituata decisamente in fretta.

Ho ricordi nebulosi di quel periodo, è successo tutto in fretta eppure se mi guardo indietro e provo a rivedermi li in quel divano ad allattare le mie figlie mi sembra di sentirla ancora quella sensazione di tempo sospeso, quei giorni tutti uguali e infiniti, la sensazione di non muoversi di un millimetro in realtà stavamo facendo grandi passi verso il futuro io e loro.




Abbiamo vissuto in simbiosi per tanto tempo io e le mie figlie, in quel momento tutto nostro, dove il mondo poteva continuare a girare ma noi eravamo li tutte e tre strette in un'unico abbraccio perso nel tempo.

Ma come in ogni fase della vita ad un certo punto arriva il momento di fermarsi, questa volta il treno l'ho visto rallentare, prima da velocissimo a veloce e poi negli ultimi mesi sempre più lentamente, sapevo che avrei potuto fermarlo, che questa volta non mi sarei fatta del male, ma non riuscivo a trovare il modo e il momento per smettere.

Si smettere di allattare. Sembra facile, sembra scontato, sembra la scelta più giusta direbbero in tanti.
La verità è che ti ci devi trovare dentro per capire appieno cosa succede tra una mamma e il suo bambino. Le mie figlie lo chiedevano, con rabbia a volte, con insistenza, tra le lacrime... lo chiedevano e io soprattuto negli ultimi mesi a fatica davo loro quell'abbraccio che calmava tutto che le addolciva, che le cullava.
Al tempo stesso però io ero cambiata, nervosa, desiderosa di andare, di scappare... non so cosa sia successo, so solo che ho capito, ho capito che il mio treno si era fermato, io volevo a tutti i costi scendere.
Una serie di vicissitudini personali mi hanno portato ad arrestare bruscamente il nostro allattamento, e così una mattina come tante, una di quelle in cui mi sarei come al solito svegliata e avrei allattato le mie figlie, non le ho allattate, sono uscita di casa presto per delle commissioni, loro si sono risvegliate con i loro papà senza pianti, senza mamma...e li ho capito, ho capito che potevano fare senza, che stavano bene comunque, che dovevamo trovare il modo di fermarci qui, ora e adesso.

In questo percorso sono stati determinanti anche questa volta due figure importantissime per me... mio marito e mia madre che hanno sopperito al mio "allontanamento" rimanendo loro con le mie figlie in quei momenti critici della giornata che andavano a sostituire l'allattamento. 
Non è stato facile, non è stato privo di crisi, più loro che mie...
Io non ho pianto, non ho sentito nostalgia, non ho salutato come se fosse l'ultimo giorno, semplicemente ho chiuso una porta senza pensare di riaprirla e senza nessun ripensamento.

Dopo 27 mesi forse per me era il momento giusto, e me lo conferma il fatto che io mi sia sentita bene quasi subito, come se mi fosse stato tolto un piccolo peso.

E oltre a sentirmi bene io ho visto le mie figlie nel giro di poco cambiare, cambiare in meglio, niente più crisi di pianto, niente più gestioni impossibili, niente di niente.

La sera ci mettiamo tutte e tre nel lettone leggiamo una favola e ci addormentiamo serene con le teste vicine vicine, tra baci, abbracci e mille carezze, questo non era mai successo prima.

Non era più tempo per me, io ero il problema e io dovevo trovare la soluzione, una volta serena io anche le bambine lo sono diventate e così è andata.


Non ho molte foto in cui allatto le mie figlie in tandem, ma ne ho almeno un paio che custodisco gelosamente e decisamente assomigliano molto alle foto sopra, sono però una persona pudica e non potrei quindi postare foto così perciò mi limito a questa fatta lo scorso anno al mare con le mie figlie strette vicino al mio cuore sempre...

Siete più di quanto avrei mai potuto desiderare.



Di questa bellissima esperienza ormai giunta al termine però devo ringraziare tre importanti persone nella mia vita, senza di loro mai e dico mai ci sarei riuscita.
In primis mio marito che ha creduto in me e nel magico potere del mio latte fin da subito, ha fatto in modo che dovessi solo preoccuparmi di quello, si è fatto carico di tutto, dalla gestione della casa, a tutto quello che ruota attorno all'arrivo di due neonate, non mi ha mai e dico mai detto di mollare, mi ha consolato nei momenti di crisi e spronato nei momenti di stanchezza, lui è stata la mia roccia sempre.
Ringraziamento speciale poi va a mia mamma... la nonna.... la super nonna, che fin da subito ha viaggiato in autostrada per raggiungerci (lei che aveva paura delle strade trafficate, si è ritrovata a percorrere la A4 avanti e indietro come prendere un autobus in città...un mito!) senza pensarci un attimo, il giorno dopo aver partorito lei era li con me... mi ha sorretto, mi ha coccolato, mi ha avvolto in un abbraccio così saldo che io non ho mai sentito nemmeno per un momento la sensazione di solitudine che a volte provano le mamme all'inizio, impaurite dalla nuova situazione. Lei per me, per noi c'è sempre stata, e anche lei come mio marito è stata determinante in questo percorso e seppur con qualche dubbio, non mi ha mai e dico mai ostacolata, questo è stato per me il regalo più bello che potesse farmi.
E infine per ultima ma forse avrei dovuto citarla per prima ringrazio Eleonora, mamma di due bellissimi gemelli, se non avessi avuto lei davanti a farmi vedere la strada da prendere, non so se davvero sarei stata in grado di fare una cosa del genere, la verità è che l'ho visto fare a lei e ho pensato che forse potevo riuscirci anche io, diversamente non credo proprio avrei iniziato un impresa del genere.
Si lo so che può sembrare esagerato il termine impresa, ma chi è mamma di gemelli e ha allattato può capire e confermare che di questo si tratta.
Io sono stata fortunata ad avere loro tre al mio fianco, sono stata amata e questo è tutto.
Grazie